Asclepiadi nel terzo Millennio
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"IN NOME DELL'ASSUNTA, ANIMA E CORAGGIO, BATTETEVI"
Inserito il 08 agosto 2006 alle 17:30:00 da Doc Malgieri. IT - ECM

IL MISTERO DEI BATTENTI

Guardia Sanframondi si presenta come un caratteristico borgo medioevale che racchiude tortuose stradine, vicoli e chiese, un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato. ” Stradicciuole strette a scaloni lastricati da grossi ciottoli bianchi, linee severe di case antiche dalle esterni pareti scure e di portali dalla bianca pietra, scorci improvvisi nelle svolte arrampicantisi pel pendio nella roccia sin su al vecchio maniero normanno ci rievocano, in silenzio quasi di sogno, l’addormentata - ma un tempo fiera e temuta - cittadella medioevale” (Antonio Bellucci, Guardia Sanframondi , Estratto dalla rivista Samnium, Anno I, n° 1,1928). Lo spirito dei guardiesi è quello di chi, con orgoglio e tenacia, difende le proprie origini, la propria cultura, le proprie tradizioni e soprattutto la propria religiosità. La loro fede profonda, in particolare la devozione di questo popolo per l’Assunta, si rinnova ogni sette anni con un rito fatto di sacralità e penitenza: “I Riti Settennali”. Celebrati appunto ogni sette anni in onore dell’Assunta, richiamano una folla sterminata di turisti, fedeli, giornalisti e semplici curiosi attratti dalla eccezionalità dell’evento. Questo è difatti un evento eccezionale per l’unicità, l’attesa, lo svolgimento, il significato, la partecipazione, la durata e la crudezza, che ha appassionato ed appassiona insigni studiosi . La manifestazione si svolge per un periodo di sette giorni, una settimana in cui la comunità di Guardia Sanframondi fa pubblica penitenza, iniziando il lunedì successivo alla festività del 15 agosto. Dal lunedì al venerdì si susseguono due processioni curate dai quattro rioni di Guardia: Croce, Portella, Fontanella e Piazza; ogni rione esce due volte in due giorni successivi con processioni chiamate di Penitenza e di Comunione. La particolarità essenziale di queste processioni sono i Misteri: autentici quadri viventi in cui i partecipanti (guardiesi e non), ignari del cocente sole di agosto e della fatica , dovuta alla staticità delle pose, delle espressioni e al continuo cammino, fanno rivivere scene della Sacra Scrittura, della vita dei Santi, dogmi di fede e principi morali. Il significato del mistero è introdotto da un cartellone attaccato all’estremità di un’asta, comunemente portato da “angeli “ che, con grande orgoglio e fiero portamento, sembrano non avvertire il dolore e la stanchezzaI misteri sono numerosissimi ed ogni volta i rioni ne aggiungono di nuovi, studiando ogni particolare con meticolosità artistica per riuscire a rappresentare la storia contemporanea (ad esempio il sacrificio del carabiniere Salvo d’Acquisto, Riti Settennali 1996)).Ogni rione ha un suo coro composto da giovani donne; esse riescono ad avere una funzione di supporto per i partecipanti ai misteri, accompagnando il duro cammino con lunghi ed ammalianti canti. Altro elemento peculiare è la presenza della “disciplina”: fedeli incappucciati e vestiti di un lungo saio bianco che si flagellano continuamente le spalle con lunghe funi terminanti con strisce metalliche. Il sabato è riservato alla processione del clero e delle associazioni cattoliche che in segno di espiazione indossano una fune incrociata sul petto ed in testa una corona di spine, ed è diretta verso il Santuario seguendo una croce nuda. Qui si procede alla cerimonia di apertura della Lastra che custodisce la statua lignea dell’Assunta Ben tre chiavi vengono inserite in altrettante serrature: dal Sindaco, dal più anziano del comitato, dal Parroco. La domenica si svolge la processione generale ed in questo giorno si assiste all’evento straordinario e sconvolgente che dona il carattere di unicità alla festa : la processione dei battenti. Questi uomini (ma negli ultimi anni anche donne ) sono stati oggetto di lunghe dissertazioni, di giudizi negativi, sono stati investiti dal disprezzo e dal riso di chi assiste alla loro terrificante penitenza pubblica. Uomini vestiti di un lungo saio bianco, aperto sul petto, con in testa un cappuccio avente due fori dai quali si intravedono a malapena gli occhi (la penitenza è un segreto ben custodito). Nella mano destra impugnano una spugnetta di sughero e cera nella quale sono stati infissi 33 spilli ( in ricordo degli anni di Cristo), nella sinistra un crocifisso e, a volte, una icona della Vergine.
La mattina presto si riuniscono nel Santuario, dove regna per alcune ore la riservatezza più assoluta, infatti un severo servizio d’ordine si assicura che ad entrare siano solo i battenti, il clero e le donne che hanno cura di preparare con precisione l’apertura del saio. Ogni battente raggiunge in ginocchio la statua mediante una passerella ed in quel momento ha un colloquio spirituale ed individuale con la Vergine Madre. Le pochissime persone che possono assistere a questa scena affermano di vivere un’emozione indescrivibile nel vedere uomini di ogni età e ceto sociale piangere e tremare come bambini spaventati. Un pianto che trova conforto in quella fede profonda e libera che dirigerà la mano sul petto con fermezza e dolcezza. Nella chiesa, con il passare dei minuti, la tensione è palpabile, nel piazzale la folla si accalca.
In silenzio si aspetta l’esortazione del “capobattente” che con voce sicura e solenne pronuncia la frase ”In nome dell’Assunta, anima e coraggio, battetevi!”. Il silenzio viene squarciato da un boato: le spugnette per tre volte consecutive colpiscono all’unisono il petto dei battenti che, con dolore, procedono in ginocchio senza mai distogliere lo sguardo dall’Assunta, verso l’uscita. Si dispongono in due file ed iniziano la lunga processione per le strade del paese che durerà ben sette ore. Essi sono circondati dalla disciplina ( che assume anche il ruolo di servizio d’ordine) e da donne che cercano di lenire la loro sofferenza con semplice aceto spruzzato ripetutamente sulle ferite. Si flagellano con ritmo cadenzato e costante che procura una lacerazione sanguinante del petto,il saio assume un colore rosaceo,l’aria diventa quasi irrespirabile a causa dell’afa mista all’acre odore dell’aceto. Partono in centinaia i battenti e con fervore e profonda adorazione aspettano il momento cruciale in cui nella piazza centrale, in prossimità della Basilica di San Sebastiano, incontreranno la Madre di Cristo. Durante l’incontro i battenti ,in ginocchio, manifestano in modo esasperato il loro sacrificio continuando a lacerarsi il petto con colpi sempre più forti e ritmati come segno di estrema devozione e prostrazione. D’improvviso i battenti, aiutati da alcune persone, si disperdono in fretta nei vari vicoli di Guardia dove , in luoghi appartati e nascosti, si spogliano del saio e cappuccio e indossano gli abiti civili. Essi si rincontreranno nei pressi della chiesa dove tutti, per un antico privilegio, dovranno portare in spalla la statua della Vergine, con questo gesto le loro piaghe guariranno il giorno successivo come per miracolo. Questa espressione così esasperata di devozione costituisce l’evento più discusso e contestato di questa manifestazione. I battenti sono stati più volte offesi, derisi e perseguitati dalle autorità, ricordiamo i decreti di proibizione del 1779, 1788, nel 1828 e nel 1837 molti battenti furono arrestati e inviati al carcere di Piedimonte D’alife. Nell’agosto del 1933 il Questore di Benevento di notte, due giorni prima della Sacra Funzione, fece fermare ed internare nel carcere di Benevento alcuni fedeli che avevano partecipato come battenti alla processione precedente(Guardia Sanframondi, notizie storiche, Abele De Blasio 1961). Non c’è stato mai modo di spazzare via i battenti, essi sopravvivono, si moltiplicano e animati da fede e coraggio proclamano la loro libertà di esprimere con il dolore la loro immensa fede. Colpisce la fierezza e l’orgoglio di questa gente nel conservare il segreto del colloquio con la propria anima, per purificarla dal male tramite la sofferenza, rendendosi così degni di incontrare il candore della vergine. Molti studiosi, storici, sociologi hanno cercato di dare una spiegazione razionale che spinge un intero popolo a dar vita ad una manifestazione unica e straordinaria per le molteplici peculiarità di questa festa che sembra essere una tortura. Ma sembra che il mistero de riti e le molte domande (Perché ci sono tre chiavi per aprire le lastre? Perché i Riti hanno una
scadenza settennale? Come può un ferita guarire spontaneamente in meno di due giorni?…) sembrano non dover mai ottenere una soluzione univoca. ” Capire perché lo facciano è difficile per chi è fuori. E dal di dentro si è coinvolti e si perde la capacità di giudizio e, perciò stesso, di capire” (Pasquale Foschini, “Fuori Testo” in Luca Iuliani, op.cit.). Si ringrazia per la ricerca storica e l’elaborazione Cinzia Sanzari. Si ringrazia per la collaborazione Luca Iuliani e Massino De Nicola
Per saperne di più:
-A. Bellucci, Guardia Sanframondo, Benevento,
1828--A. De Blasio Rilievi medioevali nella settennale processionedi penitenza che si celebra a Guardia Sanframondo, Benevento, 1933;
-A. De Blasio Guardia Sanframondi, Napoli,1961;
-F. Sanzari I Re Penitenti, 1961;
-A. Di Nola, Gli aspetti magico-religiosi di una cultura subalterna italiana, Torino, 1976 -L. Iuliani, Le processioni penitenziali. Guida ai Riti settennali di Guardia Sanframondi, 1982;
-P. Zimbelli, Fine del mondo o inizio della propaganda? Firenze, 1982;
-N. Pacelli, R. Pingue I Misteri di Guardia Sanframondi, Benevento, 1996;
-A. De Lucia I Riti Di Guardia, Benevento,2000; Da "ASCLEPIADI nel terzo millennio" n.4 - anno 2° - giugno 2003.

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Commenti
1 Commento - 5/5 - Voti : 1
Inserito il 08 maggio 2008 alle 18:12:23 da Anonimo.  5/5
 
Il sito inizia a diventare caruccio...

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